blog strip 2.jpg

INTORNO AL FUOCO

Search
  • edmondo annoni

Vivere i processi


Ovvero vivere appieno la trasformazione costante della vita, portando avanti un lavoro alchemico su di sè.


Uno dei temi che mi sta più a cuore è quello del processo. Entrare nei processi, viverli fino in fondo, lasciarsi trasformare tanto da entrare in connessione con il Tutto, è una delle possibili chiavi per una gioia “autoalimentante”.

In questo momento storico, qualunque sia la vostra idea sui grandi temi sociali e politici che ci stanno trasformando, permettersi di entrare dentro questi processi non è semplicemente auspicabile ma risulta sempre più vitale. Come si può fare?


Partiamo dal concetto che i processi sono sempre in atto, perché il processo è l’atto stesso della trasformazione. Quindi, in un modo o nell’altro, non possiamo evitarlo. Ed è qui forse la chiave più evidente: I processi non sono evitabili, possono essere solo accolti. Evitare un processo ci mette dentro a un loop in cui torneremo più e più volte contro il limite dove ci siamo fermati la prima volta. Per viverli quindi bisogna semplicemente accorgersi di quanto sta accadendo ovunque. Se l’ovunque ti spaventa, basta accorgersi di quanto sta accadendo nel tuo corpo, nelle tue emozioni, nei tuoi pensieri, lasciare che il processo si espanda e si amplifichi, utilizzando anche gli elementi apparentemente esterni (la luce che ti circonda, l’arredo della tua casa, il paesaggio fuori dal finestrino della macchina, le persone che sono attorno a te, il vento, la pioggia, la terra sotto ai piedi, il calore del tuo corpo….) senza giudizio. Infine lasciarlo terminare naturalmente, senza forzature, per il tempo che ci vuole, in uno stato di Presenza che ti permetta di ricordare.


Se sembra solo astratto voglio entrare maggiormente nel discorso:


Il processo è una trasformazione che avviene dentro di sé. Accadono processi di continuo e tutta l’esistenza è un processo. Quando però lo osserviamo, assume un valore e ha spiegazione nel suo svolgersi. Stare nel processo è la chiave per ogni trasformazione interiore ed è la chiave per stare nel flusso del cambiamento, “surfando” tra le pieghe della realtà, piuttosto che travolti dalle tempeste in corso.


Entrando in questo stato di pensiero anche fatti quotidiani assumono un sapore speciale: i sogni hanno un significato preciso e i momenti di "picco" diventano porte per delle comprensioni profonde.

Per osservare un processo possiamo riconoscere dei passaggi che possono essere riassunti in questo schema:


  • osservare che stai entrando nel processo

  • registrare tutte le informazioni (fisiche, emotive, psicologiche, spirituali)

  • amplificare il processo, lasciare cioè che ogni elemento registrato contribuisca a creare connessioni e legami, rendendo sempre più chiaro il segnale che il processo ci sta dicendo di sè stesso e di noi. Per farlo è necessario osservare le proprie tensioni, sentirle senza giudizio. Ascoltare il proprio respiro, eventualmente rallentarlo se necessario

  • percepirne il significato

  • lasciare che cambi la tua vita, cioè renderlo attivo, ricordandosene

  • spostare il processo sia su piano microscopico, sia macroscopico. Cioè lasciare che l’esperienza del processo si sviluppi in tutti gli ambiti della vita, in maniera speculare e simmetrica.


Può essere più semplice quindi vederlo in maniera “discreta” ma come tutte le cose avviene anche in maniera “continua” come un onda.


Racconto un episodio:


Recentemente mi è capito di essere in automobile, nel sedile posteriore, per un viaggio lavorativo. Durante il viaggio, l’autista, (Antonio, nome e di fantasia) producer televisivo e caro amico e il passeggero del sedile anteriore, (Stefano, nome di fantasia) un bravo regista, parlavano di lavoro. Stefano stava raccontando a Antonio dell’ultima grande produzione a cui aveva partecipato. Nella sua voce c’era la gioia del lavoro fatto ma anche un briciolo di vanto per la paga, per il successo del progetto, per il ruolo ricoperto.


Dopo un paio di frenate senza accorgermene ero scivolato da uno stato rilassato per il viaggio a un leggero malessere. Appena me ne accorsi mi resi conto di essere finito dentro un processo. È stato fondamentale accorgermene, perché la presa di consapevolezza aveva reso possibile l’innescarsi del processo. Come detto prima, la trasformazione sarebbe avvenuta comunque, ma sapere che stava accadendo mi ha permesso di non essere travolto dalle onde, ma di incominciare a cavalcarle.


Innanzitutto ho cercato di registrare quante informazioni possibili: sensazione di disagio profondo, fisicamente sentivo un senso di nausea bloccato e costante, un senso di claustrofobia. Avevo tensione nelle gambe e nelle braccia e un peso alla bocca dello stomaco. Mentalmente sapevo che i discorsi che stavo ascoltando andavano a contattare la parte di me più ambiziosa in ambito video. Emotivamente c’era della rabbia verso di me stesso. Pur sentendo dentro di me del disagio (o grazie a questo!) ho continuato ad ascoltare tutto ciò che mi circondava:

la bellezza del paesaggio che si dispiegava, il vento dal finestrino, il cielo....


La tensione dei miei muscoli una volta osservata si scioglieva permettendomi di non combattere ciò che accadeva ma anzi di sentirlo in maniera sempre più amplificata.


Sono entrato in uno stato di consapevole immobilità. Sentivo il mio corpo che voleva rispondere ma ogni tensione che si creava diventava motore per prendere coscienza del mio corpo e rilassarlo dolcemente (come si fa con lo yoga!).

Anche il respiro di pari passo, sempre più lento. A tratti chiudevo gli occhi, quasi come fossi in meditazione.


Mantenere una osservazione degli stimoli che il mio corpo mi mandava, lasciando il respiro muoversi lentamente e rilassando sempre di più i muscoli mi ha permesso di avere delle indicazioni fisiche molto chiare:

Ho sentito l’energia della gola (che è legata all’espressione di sè) e nel plesso solare (legata alla propria volontà e anche alla rabbia) In poco tempo così mi sono reso conto che la mia rabbia era un modo per nascondere la paura di prendermi delle libertà in verità a portata di mano! Che bellezza!


Quello che provavo era la voglia di esprimere me stesso fino in fondo! L’insoddisfazione per il mio stato attuale, nascondeva a un primo livello l’invidia per il lavoro di Stefano, che quindi a un livello più profondo era un giudizio nei suoi confronti, che a ben guardare era in realtà un giudizio nei miei confronti. (La visione che abbiamo degli altri è solo uno specchio della visione che abbiamo di noi. Accorgersi del giudizio, anche quello più occulto è una chiave importante in questo lavoro. Parleremo anche di questo).


Piano piano, più il processo andava avanti, osservato, più comprendevo che stavo lottando verso le strade che mi stanno aprendo, gli ambiti nuovi.


Stavo dando energia all’identità su cui mi sono identificato di “videomaker incazzato e invidioso”, per spostarmi verso la gioia di aver costruito delle identità sempre più in linea con me.


Piano piano, senza continuità, come cavalcando un’onda, mi ritrovai a provare stupore per le strade della vita di ognuno: sentì di volere tanto bene a Stefano, per il suo percorso, per la sua lotta per capire dove trovare la sua gioia, per la bellezza dei processi anche in lui in atto. Mi sono sentito immerso in una grande serenità e gratitudine. Quando ho percepito formicolio negli arti mi ero reso conto che il processo, per ora era concluso. Mi sono reso conto che sorridevo. Inutile dire la trasferta lavorativa è stata piacevole e con Stefano ho costruito un ottimo rapporto.


Voglio porre l’accento su alcuni passaggi: amplificare il processo avviene quando tutto ciò che accade nel tuo campo di realtà ha lo stesso valore e nulla prende il sopravvento. Avviene quando si è “olistici” fino in fondo. Cioè si è in grado di percepire il tessuto del reale come un unicum fatto di energia: immagini mentali, sensazioni fisiche, stralci di discorsi, temperatura, pensieri, sono tutte informazioni ugualmente importanti e ugualmente superflue. In quesa condizione le connessioni, i legami, le relazioni tra le emozioni, i pensieri, le sensazioni e l’ambiente diventano un tutt’uno. Così facendo si è in uno spazio libero in cui sei semplicemente esistente. Se ti perdi nelle distinzioni, nelle etichette, nelle analisi (solo mentali) nelle esplosioni (solo emozione) o se prendi una pastiglia per il mal d’auto (solo corporeo) non ti accorgi dell’esistente che sei e che tutto circonda. Tutto avviene in sincronia, ogni cosa ne sorregge un altra e tutto accade affinché ci accorgiamo dei cambiamenti in atto.


La reazione muscolare a quello che accade invece esaurisce il processo. Se non ti accorgi che stai stringendo i pugni, accavallando le gambe, cambiando posizione, reagendo in qualche modo.... il processo si esaurisce perché ne fuggi. Ne attivi un altro più semplice e immediato. Già vissuto, già esplorato, che diventa perciò innocuo. Così facendo si cristallizzano le abitudini, ovvere le nostre emozioni corporee, le reazioni meccaniche: accavallare una gamba nervosamente sull’altra, mangiare le unghie, attorcigliare i capelli, fumare una sigaretta. Se questi movimenti vengono fatti inconsapevolmente bloccano il processo in atto, sostituendolo con uno che già conosci e che reiteri.

La questione non è evitare i movimenti che compiamo ma sapere di farli mentre li facciamo. Presenti a se stessi, insomma. Poi, piano piano questa attenzione prolungata ci permette di lasciare che “cadano” da soli se non sono più necessari se il processo si è esaurito. Invece di giudicarti perché fumi, entra fino in fondo nel processo di fumare. Ascolta il tuo corpo, crea connessioni tra le tue immagini mentali, le tue sensazioni corporee, l’ambiente circostante, senti come cambi atteggiamento. Goditi la fumata fino in fondo, potrai scoprire che quello di cui hai bisogno non è la sigaretta ma è, per esempio, imparare a respirare la vita e la noia come un tutt’uno.

Finché non entri nel processo non lo capirai e ritenterai il processo più e più volte. Entrarci invece ti rende partecipe della trasformazione che comunque avviene.

L’ultimo aspetto su cui vorrei porre l’attenzione è che un processo svelato agisce su tutti i i livelli della propria vita. L’importante è ricordarsene. Quando sei travolto da sensazioni intense, da emozioni forti, rabbia o gioia che sia, datti la possibilità di entrare dentro una scoperta. Fallo ogni volta che puoi, sfrutta tutte le occasioni di cui a disposizione. Sia che te le vai a cercare (esperienze di arteterapia, biodanza, ritiri…), sia che ti ritrovi dentro dopo una emozione o un malessere.


Entra nel processo e immergiti, potresti avere paura, allora vivi il processo della paura. Quello che accade è che sveli qualcosa di te che getterà luce sul tuo cammino, affinando la tua missione di vita, rendendoti sempre più artefice della tua esistenza e sempre più preciso nel tipo di informazione che vuoi trasmettere all’Universo attimo dopo attimo.


Quello che accade durante un trattamento sonoro-vibrazionale è quello di favorire nel ricevente lo sviluppo di un processo. Se scegli di vivere fino in fondo l'esperienza che il suono può indurre, quello che può accadere è estremamente potente per la tua guarigione personale e la tua comprensione.


Frontespizio del Mutus Liber, un affascinante testo alchemico

Per concludere:

ho trovato delle analogie anche con il lavoro alchemico. Di fatto vivere i processi è analogo allo svolgimento della Grande Opera.

La prima fase è quella della Nigredo, la fase dell’”annerimento” del materiale grezzo (il piombo). È la fase di quando ti “permetti” di entrare dentro al processo e di bruciare le tue tensioni con la Presenza. Invece di giudicare ciò che ti sta capitando come “giusto” o “sbagliato” sei presente mentre vivi il tuo processo, dolce o forte che sia.

L’Albedo è la fase successiva, quella della trasformazione. In cui l’attrito provato durante il processo ti ha permesso di svelare delle emozioni superiori. Le relazioni costruite, prima registrandole nelle differenze e poi riunificandole (solve et coagula) ti hanno permesso di accedere a un nuovo livello di realtà, in cui il processo si è svelato, lo hai visto e sei travolto dalla gratitudine e dalla gioia.

Rubedo è la fase in cui microcosmo e macrocosmo vengono percepiti un tutt’uno e l’aver vissuto quel processo ti ha dato un “gettone” per vivere quello stesso processo a livelli più macroscopici della tua esistenza.


Riconoscendoti unità.



Edmondo

 

Se senti che provi difficoltà a confrontarti con i processi, se questi temi ti risuonano, se semplicemente vorresti discuterne ancora, Contattami, il suono può aiutarti a percepire queste comprensioni profondamente.